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| Leucemia linfatica cronica: nuove possibilità di cura basate sulle più recenti conoscenze della malattia | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Prof. Mario Lazzarino, Dott. Ester Orlandi | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Sommario |
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| Che cos'è la leucemia linfatica cronica | che cos'è la
leucemia linfatica cronica
La leucemia linfatica cronica a cellule B (LLC-B) è la forma di leucemia
più frequente nella popolazione adulta. Viene diagnosticata generalmente in età media o
avanzata (età mediana alla diagnosi: 65 anni). Solo il 15% dei pazienti ha un'età inferiore
a 50 anni. Negli ultimi anni tuttavia la percentuale di pazienti giovani è in aumento,
probabilmente perché un numero maggiore di casi viene diagnosticato a seguito di esami
occasionali, in assenza di qualunque sintomo. Questi soggetti hanno spesso come unica
alterazione all'esame emocromocitometrico un aumento del numero di globuli bianchi (leucocitosi)
con aumento percentuale dei linfociti (linfocitosi). In questi pazienti la diagnosi di certezza
di leucemia linfatica cronica può essere fatta agevolmente dallo specialista ematologo mediante
la tipizzazione immunologica dei linfociti del sangue periferico.
La leucemia linfatica cronica è una malattia clonale caratterizzata
dalla proliferazione e dal progressivo accumulo di linfociti B
nel sangue, nel midollo,
nei linfonodi, nella milza. Il risultato è l'aumento del numero dei globuli bianchi (leucocitosi), l'aumento delle dimensioni delle ghiandole linfatiche (linfoadenomegalia),
l'aumento delle dimensioni della milza (splenomegalia). Con il progredire della malattia
possono comparire altri sintomi legati alla insufficienza midollare quali:
anemia (riduzione del numero di globuli rossi o eritrociti),
piastrinopenia
(riduzione del numero delle piastrine), neutropenia
(riduzione del numero dei granulociti neutrofili).
Possono inoltre manifestarsi disordini autoimmuni quali anemia emolitica e piastrinopenia autoimmune.
Dal punto di vista clinico e della sopravvivenza la Leucemia Linfatica Cronica si comporta in modo eterogeneo.
Vi sono infatti pazienti asintomatici in cui le alterazioni ematologiche rimangono stabili
per anni senza alcuna terapia ed hanno sopravvivenza non diversa da quella attesa per l'età,
e pazienti che hanno invece una malattia progressiva con sopravvivenze inferiori a 3 anni.
Come vedremo più avanti, studi recenti hanno dimostrato che questa variabilità
clinica dipende da differenze biologiche della malattia.
La definizione alla diagnosi delle caratteristiche biologiche della malattia è quindi
oggi un momento importante ai fini delle successive decisioni terapeutiche.
I criteri diagnostici I criteri diagnostici della leucemia linfatica cronica attualmente
in uso sono quelli formulati dal National Cancer Institute Working Group (NCI-WG).
La diagnosi di leucemia linfatica cronica richiede la presenza di:
I
fattori prognostici
La variabilità del decorso clinico rende necessaria lo studio alla diagnosi
dei parametri clinici e biologici di significato prognostico. Ciò serve per adeguare il trattamento
alla severità della malattia.
Il primo parametro prognostico è lo stadio clinico.
Vi sono due differenti sistemi di stadiazione: il sistema di Rai (1975)
ed il sistema di Binet (1977) (Tabella 1).
Ogni categoria prognostica così definita si associa ad una diversa sopravvivenza globale.
Tabella 1. Stadiazione della Leucemia Linfatica Cronica
Gli stadi B e C secondo Binet, III e IV secondo Rai,
comprendono il 20-30% dei casi e comportano una riduzione dell'aspettativa
di vita.
Negli stadi iniziali (A di Binet; 0-I-II di Rai)
la sopravvivenza è nettamente migliore, ma si osserva una notevole
eterogeneità di decorso. Infatti, una quota di pazienti ha una aspettativa
di vita non compromessa dalla malattia, mentre una quota pari al 40%
progredisce entro 2 anni ed ha una sopravvivenza globale significativamente
ridotta rispetto a quanto atteso per l'età.
Vi sono però altri parametri che consentano di predire più accuratamente la prognosi individuale di un paziente in stadio iniziale. I più significativi sono:
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| I criteri diagnostici | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| I fattori prognostici | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Nuove conoscenze biologiche e loro valore prognostico | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Quali esami eseguire nella Leucemia Linfatica Cronica | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Quali pazienti devono essere trattati? | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| La terapia della Leucemia Linfatica Cronica | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Di quali farmaci disponiamo? | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Gli anticorpi monoclonali | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Il trapianto di cellule staminali | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Conclusioni | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Cosa offre la Clinica di Ematologia del Policlinico San Matteo di Pavia al paziente con LLC | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Le più frequenti domande dei pazienti con Leucemia Linfatica Cronica B | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Nuove conoscenze biologiche e loro valore prognostico
Più recentemente sono stati individuati nuovi parametri biologici di
significato prognostico, indipendenti dai parametri
clinici convenzionali
sopra citati:
Quali
esami eseguire nella Leucemia Linfatica Cronica
Alla luce dei criteri diagnostici e prognostici prima indicati,
il paziente con sospetta leucemia linfatica cronica dovrebbe essere sottoposto ai seguenti
accertamenti:
Quali
pazienti devono essere trattati?
Dal momento che la malattia è eterogenea sia come presentazione clinica che come
evoluzione, il primo quesito terapeutico a cui lo specialista ematologo deve rispondere dopo aver
eseguito gli esami di stadiazione iniziale è: se il paziente richiede un trattamento già dalla
diagnosi, oppure deve essere solamente tenuto in osservazione (riservando il trattamento al momento
della progressione).
Attualmente, l'indicazione al trattamento è rappresentata dalla progressione di malattia, definita dalla transizione verso uno stadio più avanzato, oppure dalla comparsa di sintomi sistemici o di insufficienza midollare, dal raddoppio della linfocitosi in meno di 6 mesi (o del 50% in 2 mesi), dalla comparsa di adenomegalie o splenomegalia massive,dalla comparsa di anemia o piastrinopenia autoimmune non responsive agli steroidi. Tuttavia, oggi nella decisione terapeutica assumono sempre maggiore importanza la presenza o assenza di alcune caratteristiche sfavorevoli di tipo biologico come lo stato non mutato dei geni delle IgVH, e la presenza di determinate alterazioni citogenetiche (del17p13, del11q23), l'espressione del CD38 e di ZAP70. Ciò vale soprattutto per i soggetti più giovani, nei quali l'aspettativa di vita viene ad essere significativamente ridotta dalla malattia. L’integrazione dei parametri biologici di prognosi è sempre osservata all’interno degli studi clinici controllati in corso. La
terapia della Leucemia Linfatica Cronica
L'approccio terapeutico alla leucemia linfatica cronica è rimasto a lungo immodificato e sostanzialmente ad intento contenitivo. Negli ultimi anni, invece, grazie alle acquisizioni derivate dallo studio immunofenotipico e molecolare, alla disponibilità di nuovi farmaci ed alla possibilità di monitorare la malattia non solo a livello morfologico ma anche immunofenotipico e molecolare, l’atteggiamento terapeutico è cambiato. Le cure odierne tendono infatti ad un controllo molto più profondo della malattia ed in alcuni casi alla eradicazione del clone leucemico. Infatti sappiamo oggi che la qualità della risposta è importante per la sopravvivenza libera da malattia e globale.
La risposta ematologica è definita secondo i criteri proposti dal NCI-WG (Tabella 2) e recentemente rivisti. |
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| Tabella 2 - Criteri di risposta | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Di quali farmaci disponiamo? |
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Ottenere una risposta ematologica completa è prognosticamente favorevole rispetto ad
una risposta parziale. Inoltre, quanto più la risposta è completa (documentata anche a
livello immunofenotipico e molecolare), tanto migliore è la sopravvivenza. Ciò ha indotto
a ricercare l'eradicazione della malattia attraverso programmi terapeutici intensivi, articolati
in più fasi, che impiegano dopo la chemioterapia il cosiddetto "purging" in vivo con anticorpi
monoclonali ed il trapianto di cellule staminali allo scopo di
giungere alla negatività molecolare ed alla "guarigione" della malattia.
Chemioterapia
Attualmente, l’associazione Fludarabina-Ciclofosfamide rappresenta il più efficace trattamento della leucemia linfatica cronica all'esordio ed è ben tollerata. E’ necessario che vengano applicate adeguate norme di profilassi antinfettiva in quanto la combinazione è mielosoppressiva ed immunosoppressiva, con aumentato rischio di infezioni opportunistiche. |
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Immunoterapia con anticorpi monoclonali |
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Una importante modalità di trattamento sperimentata negli ultimi anni è
costituita dagli anticorpi monoclonali anti-CD52 (Campath-1H) ed anti-CD20 (Rituximab), diretti
contro antigeni espressi sulla membrana dei linfociti della leucemia linfatica cronica.
Gli anticorpi monoclonali agiscono inducendo, dopo interazione specifica con l'antigene,
lisi cellulare complemento-mediata, citotossicità anticorpo-dipendente ed apoptosi. Hanno quindi
un meccanismo d'azione selettivo, differente da quello dei chemioterapici.
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Il trapianto di cellule staminali |
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Il trapianto autologo di cellule staminali periferiche dopo condizionamento con chemioterapia
ad alte dosi offre la possibilità di un controllo più profondo e prolungato della malattia.
Non si dispone attualmente di studi randomizzati prospettici, ma il confronto con casistiche
storiche di pazienti trattati con sola chemioterapia consente di affermarlo.La mortalità è
inferiore al 2% e la morbilità molto contenuta. Dal momento che l’efficacia è tanto maggiore
quanto minore è la malattia presente al momento della procedura, è importante che il paziente
giunga a trapianto in buona risposta, completa o per lo meno parziale dopo chemioterapia o
immuno-chemioterapia, mentre i risultati sono molto modesti in presenza di malattia attiva.
Inoltre, se il paziente ha raggiunto la risposta ematologia completa, anche il grado di contaminazione
dell’espianto è minore. Il trapianto autologo, tuttavia, è gravato da una continua incidenza
di ricaduta di malattia per cui si ritiene che non possa essere eradicante ed inoltre non sembra
in grado di annullare l’impatto prognostico sfavorevole dei parametri di alto rischio biologico.
Sono in corso studi che confrontano i risultati dell’autotrapianto con i risultati di protocolli di
terapia basati su immuno-chemioterapia iniziale seguita da consolidamento. Da questi studi emergerà
il ruolo dell’autotrapianto nella strategia terapeutica della leucemia linfatica cronica.
Il trapianto allogenico da donatore HLA identico, data l'età media avanzata dei pazienti con leucemia linfatica cronica, è praticato sinora in un limitato numero di casi. La mortalità peritrapiantologica è ancora elevata (25-40%), soprattutto per infezioni e Graft-Versus-Host Disease (GVHD). La sopravvivenza libera da malattia dopo trapianto allogenico si attesta intorno al 40% con una incidenza di recidiva intorno al 10-25%. La possibilità, rispetto all'autotrapianto, di ottenere l'eradicazione della leucemia linfatica cronica fa ipotizzare l'esistenza di un effetto graft-versus-leukemia (GVL). Le nuove modalità di trapianto allogenico con condizionamento ad intensità ridotta basato proprio sull'impiego della Fludarabina (trapianto non mieloablativo o mini-trapianto), consentono di proporre il trapianto allogenico non-mieloablativo in una più ampia fascia d'età e di ridurne la tossicità. I risultati sono incoraggianti. Complessivamente, il trapianto allogenico è più efficace del trapianto autologo nella eradicazione della malattia, ma è una procedura tuttora sperimentale da attuare nell’ambito di studi clinici. L’indicazione al trapianto allogenico dipende da numerosi fattori, quali innanzi tutto l’età del paziente e le caratteristiche prognostiche della malattia. Attualmente possono essere considerati candidati al trapianto allogenico i pazienti più giovani, con donatore familiare HLA identico e con caratteristiche prognostiche altamente sfavorevoli come la del17p o precocemente ricaduti dopo trattamento basato su fludarabina.
Conclusioni
In conclusione, oggi sono disponibili molte modalità di cura il cui impiego integrato
consente di ottenere una remissione di alta qualità e di migliorare sostanzialmente la sopravvivenza
del paziente con leucemia linfatica cronica. La scelta del tipo di trattamento prende in considerazione
diversi parametri quali i fattori prognostici (clinici e biologici), l’età del paziente, la disponibilità
di un donatore, ed il tipo di risposta ottenuta con i primi cicli di terapia. Dagli anni '60, quando
la terapia era semplicemente di contenimento e consentiva una sopravvivenza mediana di soli 5 anni, si
è giunti negli anni 2000 ad ottenere un prolungamento significativo della sopravvivenza ed anche la
negativizzazione molecolare in una quota significativa di pazienti. L’orientamento attuale è verso
una terapia biologicamente-orientata,
in cui la scelta del momento in cui iniziare la terapia e la
strategia terapeutica sono basati sulla integrazione delle caratteristiche cliniche
(stadio, età, patologie associate) e biologiche della malattia. Gli studi clinici in corso sono
volti proprio alla valutazione della efficacia di una strategia terapeutica basata sulle
caratteristiche individuali di rischio.
Cosa offre l'Ematologia di Pavia al paziente con leucemia linfatica
cronica
L’Ematologia di Pavia dispone di
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Le più frequenti domande dei pazienti con
Leucemia Linfatica Cronica B
Che tipo di malattia è la Leucemia Linfatica
Cronica?
E' una malattia caratterizzata dalla proliferazione clonale e dal progressivo accumulo di linfociti B nel sangue, nel midollo, nei linfonodi e nella milza. La conseguenza è un aumento del numero dei linfociti nel sangue periferico, un aumento di volume dei linfonodi ed un aumento delle dimensioni della milza. Quali sono le cause? È ereditaria? Sono tuttora sconosciuti i fattori che causano la leucemia linfatica cronica. La ricerca scientifica fa ipotizzare che intervengano sia fattori ambientali che caratteristiche genetiche dell’individuo. Sono comunque esclusi tra gli agenti causali le radiazioni e gli agenti chimici. La malattia non è ereditaria, ma fattori genetici familiari possono predisporre ad un rischio più elevato di sviluppare la malattia. Nella popolazione generale in età medio-avanzata con la tipizzazione immunofenotipica è possibile riscontrare una popolazione linfoide B clonale (linfocitosi B monoclonale) nell’1% dei casi, senza che siano ottemperati i criteri per la diagnosi di leucemia linfatica cronica; l’evoluzione di tale condizione non è nota. Tra i familiari di pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, la linfocitosi B monoclonale è osservata in una percentuale maggiore di casi (10%). Come si può sospettare la Leucemia Linfatica Cronica? Il sospetto diagnostico di leucemia linfatica cronica sorge quando all'esame emocromocitometrico si osserva un aumento del numero dei linfociti Quali sono gli accertamenti da eseguire? Di fronte ad un aumento del numero dei linfociti nel sangue periferico, l'indagine che permette di porre diagnosi certa di leucemia linfatica cronica è lo studio immunofenotipico dei linfociti del sangue periferico. Una volta posta la diagnosi, il paziente viene sottoposto a: esami ematochimici completi, studio della situazione immunitaria, aspirato midollare (eventualmente con biopsia osteomidollare), Rx del torace, ecografia o TAC dell'addome per valutare la presenza di adenopatie profonde e di epato-splenomegalia. Sulla base di questi esami è possibile definire lo "stadio" della malattia (vedi Tab. 1). Indagini più approfondite (analisi molecolare, esame citogenetico) sul sangue periferico o midollare possono definire in modo più completo la malattia. Qual è il decorso clinico tipico della leucemia linfatica cronica? La leucemia linfatica cronica è una malattia ad andamento cronico, indolente. Tuttavia vi è una notevole eterogeneità dal punto di vista clinico. Vi sono infatti pazienti asintomatici che rimangono stabili per anni senza terapia ed hanno una sopravvivenza non dissimile da quella attesa per l'età, e pazienti con malattia progressiva e sopravvivenza inferiore a 3 anni. Tutti i pazienti con LLC devono ricevere una terapia? Non tutti i pazienti richiedono un trattamento già dalla diagnosi. Attualmente, l'indicazione al trattamento è rappresentata dallo stadio avanzato (C di Binet, o III-IV di Rai, vedi tab 1) o dalla comparsa di segni di progressione di malattia. I pazienti che si presentano con malattia limitata (stadio A o B non progressivi, 60-80% dei casi) possono invece essere tenuti in osservazione senza terapia riservando il trattamento al momento in cui si presentassero chiari segni di progressione. È probabile però che con i nuovi trattamenti disponibili e con le recenti acquisizioni in tema di fattori prognostici, questi criteri dovranno essere in parte riconsiderati. Infatti, in alcune categorie di pazienti con malattia limitata potrebbe essere indicato un intervento terapeutico precoce. In questa decisione sta assumendo sempre maggiore importanza la presenza o assenza di alcune caratteristiche biologiche prognosticamente sfavorevoli. Ciò vale soprattutto per i soggetti giovani nei quali l'aspettativa di vita viene ad essere significativamente ridotta dalla malattia. Quali sono i farmaci più attuali nella terapia della leucemia linfatica cronica? Attualmente la terapia con Fludarabina in combinazione con la Ciclofosfamide, appare il più efficace trattamento della Leucemia Linfatica Cronica all'esordio ed é in genere ben tollerata. Una innovativa modalità di trattamento proposta negli ultimi anni è costituita dagli anticorpi monoclonali anti-CD52 MabCampath ed anti-CD20 Rituximab, associati alla chemioterapia, contemporaneamente o in sequenza. A differenza dei chemioterapici, essi agiscono in modo "selettivo", per cui possono essere usati in associazione con la Fludarabina per ottenere una risposta quanto più possibile completa. Nel paziente anziano o con patologia associata importante , la chemioterapia di combinazione o la immunochemio-terapia potrebbero essere mal tollerate; si preferisce in alcuni casi quindi quindi la monochemioterapia con Fludarabina o Clorambucile. Il trapianto di cellule staminali non è ancora considerato una opzione terapeutica? Il trapianto di cellule staminali non è ancora una opzione terapeutica "standard" per la leucemia linfatica cronica. Tuttavia sono in via di sperimentazione programmi terapeutici intensivi, articolati in più fasi, i quali dopo la chemioterapia e gli anticorpi monoclonali impiegano il trapianto di cellule staminali. Questi programmi sono riservati per il momento ai pazienti più giovani e con malattia a caratteristiche prognostiche sfavorevoli. |
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Prof. Mario Lazzarino mlazzarino@smatteo.pv.it Dott. Ester Orlandi eorlandi@smatteo.pv.it e dagli altri specialisti della Clinica Ematologica del Policlinico San Matteo, Università di Pavia, riportati sotto la voce Staff medico del sito.
Ultimo aggiornamento: Aprile 2008 |
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