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GAMMOPATIA MONOCLONALE, MGUS, AMILOIDOSI. Nuovi orientamenti di diagnosi e terapia |
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| Prof. Mario Lazzarino, Dott. Patrizia Zappasodi |
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| Sommario |
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| Cosa vuol dire gammopatia monoclonale? |
Gammopatia monoclonale, MGUS, amiloidosi: nuovi orientamenti di diagnosi e terapia. Gammopatia monoclonale
indica la presenza nel siero di immunoglobuline clonali cioè
di immunoglobuline strutturalmente identiche. La presenza di una gammopatia monoclonale viene di
norma evidenziata da un comune esame di laboratorio detto elettroforesi che analizza le frazioni proteiche
del sangue. La diagnosi di gammopatia monoclonale richiede una serie precisa di esami ematologici.
Tale alterazione deve essere seguita nel tempo poiché vi è un certo rischio di evoluzione verso un mieloma.
L'amiloidosi è una patologia provocata dal deposito nei tessuti di frazioni immunoglobuliniche strutturalmente
alterate. E' una patologia sottodiagnosticata poiché i sintomi sono molto variabili. Se non riconosciuta
precocemente l'amiloidosi può comportare importanti lesioni cardiache e renali.
Le gammaglobuline o immunoglobuline (termine abbreviato Ig)
sono anticorpi che servono alla difesa dell'organismo contro agenti
estranei Chimicamente sono proteine e si trovano nel plasma dove possono
essere misurate e studiate con appositi metodi di laboratorio. Il termine
gammopatia monoclonale indica la presenza nel siero di immunoglobuline
clonali cioè di immunoglobuline strutturalmente identiche sia come
catena pesante che come catena leggera. La presenza di una gammopatia
monoclonale viene di norma evidenziata da un comune esame di laboratorio
detto elettroforesi delle sieroproteine con cui si analizzano
le frazioni proteiche del sangue. Il tracciato elettroforetico, detto
comunemente elettroforesi, mostra in corrispondenza della frazione gamma
(dove si concentrano tutte le immunoglobuline) la presenza di un picco
omogeneo alto e stretto che si definisce comunemente picco monoclonale
o componente monoclonale. Questa alterazione proteica salta immediatamente
all'occhio del medico che ha ordinato l'esame poiché normalmente la
frazione elettroforetica gamma (comprendente le gammaglobuline o immunoglobuline)
è costituita da immunoglobuline eterogenee per classe e tipo (immunoglobuline
policlonali). Le immunoglobuline policlonali si distribuiscono nel
tracciato elettroforetico in una zona a base larga (sotto forma di una
gobba arrotondata e non di un picco). Una gammopatia monoclonale può
essere riscontrata in varie situazioni cliniche e nelle malattie caratterizzate
da una proliferazione clonale di plasmacellule e cellule linfatiche,
cioè delle cellule del midollo osseo e del sistema linfatico deputate
alla produzione di immunoglobuline. La trasformazione tumorale di plasmacellule
e cellule linfatiche produttrici di immunoglobuline provoca una proliferazione
ed accumulo di tali cellule e la conseguente comparsa nel siero di una
componente monoclonale di varia entità che rappresenta la spia della
loro abnorme attività.
Come
sono fatte le immunoglobuline?
Le immunoglobuline del siero comprendono 5 classi:
Come struttura generale, ogni molecola di immunoglobuline è costituita da 2 catene pesanti legate fra loro e da 2 catene leggere (ciascuna legata ad una catena pesante). La classe di ogni immunoglobulina è definita dalla catena pesante (Y per le IgG, a per le IgA, δ per le IgM, d per le IgD, e per le IgE). Le due catene leggere sono di tipo k o di tipo λ. Ogni plasmacellula produce una sola classe di immunoglobulina (G, A, M) con un solo tipo di catena leggera (k o λ). La capacità dell'immunoglobulina di riconoscere le proteine estranee (ad esempio virus, batteri) e quindi di legarle e distruggerle è affidata alla porzione variabile delle catene la quale è in grado di legare l'antigene. La porzione variabile di ogni immunoglobulina viene costruita in modo specifico in risposta ad un determinato stimolo antigenico. Il
concetto di clonalità
In condizioni fisiologiche le molecole immunoglobuliniche sono diverse
fra loro. Infatti oltre a comprendere 5 diverse classi, all'interno
della stessa classe la porzione variabile è presente in innumerevoli
combinazioni pari al numero dei differenti antigeni che ne hanno indotto
la sintesi. In condizioni fisiologiche le immunoglobuline sono quindi
policlonali, perché generate da una popolazione eterogenea di
plasmacellule, tutte diverse fra loro, cioè policlonali. Nelle gammopatie
monoclonali, invece, nel midollo osseo si accumulano plasmacellule
tutte identiche in quanto originate tutte da un'unica plasmacellula
madre che è andata incontro ad un processo di proliferazione. Queste
plasmacellule costituiscono un clone e sono quindi monoclonali.
Tutte le plasmacellule del clone producono la stessa immunoglobulina,
con la stessa struttura chimica. Questa si accumula nel siero e dà origine
alla componente monoclonale.
Nell'individuo normale la sintesi di catene pesanti
e leggere avviene in modo ordinato e nelle quantità opportune. La cellula
assembla catene pesanti e leggere a formare l'intera molecola immunoglobulinica
e non vi sono residui apprezzabili. In alcune patologie delle plasmacellule
come il mieloma, invece, la sintesi di catene leggere può essere superiore
rispetto a quella di catene pesanti. In tal caso grandi quantità di
catene leggere libere si accumulano nel plasma. Inoltre, essendo
le catene leggere piccole molecole, passano il filtro renale e vengono
eliminate nelle urine dove possono essere ritrovate anche in grande
quantità (si misurano in mg/litro). Le catene leggere libere
urinarie costituiscono la cosiddetta proteinuria di Bence-Jones.
Non sempre l'abnorme aumento della frazione elettroforetica gamma è indice della presenza di gammopatia monoclonale. Infatti alcune patologie croniche specie le epatiti croniche ma anche le infezioni croniche, le malattie infiammatorie croniche, le malattie autoimmuni, possono associarsi ad una ipergammaglobulinemia policlonale. Quali
malattie si possono associare ad una gammopatia monoclonale?
Non sempre il riscontro di una gammopatia monoclonale
o componente monoclonale è sinonimo di malattia tumorale. Infatti vi sono
le cosiddette gammopatie monoclonali di significato indeterminato (MGUS)
che spesso restano invariate nel tempo senza sviluppare un tumore vero
e proprio. Altre volte il riscontro di una gammopatia o componente monoclonale
è la spia di una malattia proliferativa del sistema che produce le immunoglobuline
(mieloma, macroglobulinemia di Waldenstrom, amiloidosi). Altre volte ancora,
la componente monoclonale è una manifestazione collaterale di un linfoma
o di una leucemia linfatica cronica. In alcune situazioni la componente
monoclonale è di accompagnamento a patologie non ematologiche di vario
tipo. La tabella seguente elenca le malattie che decorrono obbligatoriamente
con una componente monoclonale e quelle che possono presentare occasionalmente
una componente monoclonale.
Quali
esami occorre eseguire in un paziente con gammopatia monoclonale?
Una volta sospettata la presenza di una componente monoclonale
nel siero (o nelle urine) è necessario completare lo studio sieroproteico
con appositi esami di conferma. Quindi si eseguiranno una serie di accertamenti
per verificare l'eventuale presenza di una delle patologie elencate nella
tabella e di cui la componente monoclonale può essere un sintomo. In ordine
di probabilità, ma anche in dipendenza dall'entità della componente monoclonale,
la prima ipotesi diagnostica è la MGUS (che rappresenta il 65% circa delle
gammopatie monoclonali), segue il mieloma (15%), quindi la macroglobulinemia
di Waldenstrom, l'amiloidosi, e via via le altre patologie in ordine decrescente
di probabilità. Dato che la diagnosi di una delle due situazioni più frequenti,
MGUS e mieloma, comporta atteggiamenti terapeutici e prognosi completamente
diversi, non si può tralasciare alcuno degli esami che consentono di porre
una diagnosi di certezza.
Oltre che al proprio medico curante, l'ematologo è lo specialista a cui ci si deve rivolgere per impostare gli accertamenti necessari per porre una diagnosi di certezza e programmare i successivi controlli. Dopo la visita ematologica, i primi accertamenti sono finalizzati alla tipizzazione della componente monoclonale. Di norma gli esami sul sangue vengono condotti assieme a quelli sulle urine. Esami per la tipizzazione della componente monoclonale Elettroforesi delle sieroproteine Questo esame distingue e quantifica le frazioni proteiche del siero. Le varie frazioni proteiche si situano nel tracciato elettroforetico in bande diverse a seconda del loro peso molecolare ed appaiono come "onde" o "picchi". Le immunoglobuline migrano in regione γ (in alcuni casi in regione ß). Mentre nel tracciato elettroforetico normale la frazione γ appare bassa ed arrotondata, il tracciato elettroforetico del paziente con mieloma o gammopatia monoclonale è caratterizzato dalla presenza in zona γ di un picco alto e stretto (picco monoclonale o componente monoclonale). L'elettroforesi consente inoltre di quantificare il picco monoclonale in grammi per decilitro (g/dL). Dosaggio delle immunoglobuline Quantifica i vari tipi di immunoglobuline (IgG, IgA, IgM). Consente di quantizzare l'immunoglobulina patologica e di valutare al contempo il grado di soppressione delle frazioni immunoglobuliniche normali. Immunofissazione su siero Consente la tipizzazione della componente monoclonale. Identifica la classe della immunoglobulina (G, A, M) ed il tipo di catena leggera (k o λ). Quindi, la componente nonoclonale (ed il mieloma corrispondente) verrà definita ad esempio IgG k, oppure IgA λ, ecc. Misurazione delle catene leggere libere circolanti Misura le catene leggere libere nel siero (non legate alle catene pesanti) ed il rapporto k/λ Immunofissazione su urine (ricerca della proteinuria di Bence-Jones) Identifica e quantifica la presenza nelle urine di catene leggere libere k o λ (proteinuria di Bence-Jones). Solo le catene leggere passano attraverso il filtro renale. Quando la produzione delle catene immunoglobuliniche è sbilanciata, le catene leggere prodotte in eccesso restano libere nel plasma (non legate alle catene pesanti a formare l'intera immunoglobulina), passano attraverso il filtro renale e compaiono nelle urine. Altri esami da eseguire in una gammopatia monoclonale Esame emocromocitometrico È il conteggio degli elementi del sangue: indica se vi è anemia, leucopenia, piastrinopenia. In particolare il livello di emoglobina indica se vi è una compromissione midollare da parte della malattia. Calcemia Dosa il calcio nel siero. È un indicatore del calcio mobilizzato dalle ossa ed è un parametro indispensabile per la stadiazione. Creatina, VES, Funzionalità epatica, Proteina C ß-2-microglobulina sierica È un parametro di massa neoplastica utilizzato come fattore prognostico nel mieloma. Aspirato midollare Permette di stabilire se vi è una infiltrazione plasmacellulare midollare, di valutarne l'entità e le caratteristiche morfologiche. In condizioni normali le plasmacellule rappresentano meno del 5% delle cellule midollari. Nel mieloma tale percentuale è di solito superiore al 30%. FISH su sangue midollare È un esame di citogenetica molecolare che analizza i nuclei delle cellule in interfase per identificare le alterazioni geniche delle plasmacellule tumorali. Radiografia dello scheletro (cranio, colonna, bacino, ossa lunghe) Ricerca la presenza di lesioni ossee (osteolisi) a carico dei segmenti ossei esaminati. Risonanza Magnetica della colonna vertebrale Pur non essendo un esame di screening, in casi selezionati è utile per identificare precocemente lesioni ossee della colonna che non hanno ancora dato rarefazioni della struttura ossea evidenziabili con la radiografia standard. È l'esame più accurato per valutare un'eventuale compressione del midollo spinale. Radiografia del torace ed ecografia dell'addome Al termine di tali accertamenti l'ematologo potrà concludere per una gammopatia monoclonale di significato indeterminato (MGUS), oppure stabilirà la presenza di un mieloma multiplo o di una macroglobulinemia di Waldenstrom, oppure sospetterà una amiloidosi, oppure diagnosticherà una delle altre patologie che abbiamo elencato, che si possono accompagnare a componente monoclonale. Le
gammopatie monoclonali di significato indeterminato
(MGUS: Monoclonal Gammopathy of Unknown Significance)
Si tratta di una condizione clinica in cui l'unico riscontro anormale è di tipo laboratoristico: la presenza isolata del tutto asintomatica di una componente monoclonale sierica e/o urinaria, in genere di modesta entità e che resta stabile nel tempo. La MGUS è dovuta alla presenza nel midollo osseo di un clone di plasmacellule il cui prodotto di sintesi è appunto la componente monoclonale. La gammopatia è detta "di significato indeterminato" poiché è incerta la sua origine e la sua evoluzione. Infatti, mentre in alcuni casi può evolvere verso una neoplasia ematologica ben definita (il mieloma multiplo o la macroglobulinemia di Waldenstrom), in molti altri casi la gammopatia persiste immodificata per decenni senza influenzare né la qualità di vita né la sopravvivenza. In passato veniva definita "benigna", termine ora abbandonato poiché al al momento della diagnosi non è possibile prevederne l'evoluzione.
Quali
esami occorre effettuare per l'inquadramento di una MGUS?
Alla prima valutazione di un paziente che presenta una
componente monoclonale sierica all'elettroforesi delle sieroproteine è
necessario effettuare i seguenti accertamenti:
Le
più frequenti domande dei pazienti con MGUS
Che cos'è la gammopatia monoclonale di significato
indeterminato o MGUS?
Quali sono le cause della MGUS? Quali sono gli accertamenti indispensabili per porre diagnosi di MGUS? Qual è il decorso clinico? I pazienti con MGUS devono ricevere un trattamento? L'amiloidosi
AL: cosa è, la diagnosi clinica e di laboratorio, la terapia
Cosa è l'amiloidosi? Il termine amiloidosi indica
patologie legate ad una alterata conformazione di proteine autologhe le
quali aggregano in fibrille che si depositano nei tessuti e li danneggiano.
L'amiloidosi AL (light-chain amyloidosis), o amiloidosi primaria, è il
tipo di amiloidosi più frequente, con una incidenza di circa 0,8 casi
ogni 100.000 abitanti per anno. È una patologia clonale dovuta al deposito
nei tessuti di fibrille formate dall'aggregazione di catene leggere
immunoglobuliniche strutturalmente anormali.
Il clone amiloidogeno: Responsabile della sintesi di queste catene leggere amiloidogene è un clone di plasmacellule midollari che produce catene leggere strutturalmente alterate. Questo disordine della conformazione proteica provoca l'aggregazione delle catene leggere prodotte in fibrille di amiloide che si depositano progressivamente nei tessuti. Il clone plasmacellulare midollare è solitamente esiguo cosicché può sfuggire al semplice esame morfologico del midollo se non si impiegano tecniche particolari. L'amiloidosi AL condivide con la MGUS la presenza di una piccola componente monoclonale ed il basso numero di plasmacellule midollari, ma l'evoluzione è ben diversa. Fortunatamente, solo in pochi casi le catene leggere hanno la capacità di formare fibrille di amiloide. Infatti, su 1384 pazienti con gammopatia monoclonale seguiti alla Mayo Clinic per una media di 15 anni, solo 10 hanno sviluppato amiloidosi. La maggior parte delle catene leggere in grado di formare amiloide appartengono al tipo λ. Nei pazienti con mieloma, una minoranza stimata attorno al 15% presenta depositi di amiloide nei tessuti. Le fibrille di amiloide posseggono una particolare capacità di depositarsi a livello di molteplici tessuti, con particolare predilezione per organi vitali come cuore, reni, fegato, nervi, che ne risultano progressivamente danneggiati. Da ciò la necessità di una diagnosi precoce dell'amiloidosi per poter iniziare tempestivamente le cure prima che il danno d'organo diventi incontrollabile. La diagnosi di amiloidosi La diagnosi clinica di amiloidosi può essere difficile dato che la malattia si presenta spesso in modo subdolo. La variabilità dell'esordio dipende dal fatto che molteplici organi possono essere interessati dal deposito di amiloide ed in misura diversa l'uno dall'altro. Sicché i sintomi di esordio possono essere i più vari. Oltre il 50% dei pazienti con amiloidosi ha interessamento renale o cardiaco; il 20% circa ha neuropatia; ed in oltre 2/3 dei casi si registra il coinvolgimento di più di un organo. I sintomi che possono far sospettare un'amiloidosi sono numerosi ed alcuni sono tipici della malattia: una proteinuria (che può procedere verso una sindrome nefrosica), disturbi del ritmo cardiaco ed ipertrofia del ventricolo sinistro all'ecocardiografia, ipotensione ortostatica, sincope, vertigini, epatomegalia senza cause apparenti, polineuropatia, sindrome del tunnel carpale, porpora periorbitale per fragilità capillare dovuta a deposito vascolare di amiloide, macroglossia. La comparsa di stanchezza e dimagramento inspiegabili è un sintomo frequente nel paziente con amiloidosi. Specie se uno di questi sintomi si associa al riscontro di una componente monoclonale anche esigua nel tracciato elettroforetico, la possibilità di un'amiloidosi deve essere tenuta ben presente e gli esami di screening devono essere avviati tempestivamente. L'impatto prognostico maggiore è dato dalla presenza e dall'estensione dell'interessamento cardiaco. Inoltre il grado dell'interessamento cardiaco condiziona la possibilità di impiegare terapie intensive quali il trapianto di cellule staminali ed aumenta il rischio di complicanze della terapia. I depositi di amiloide che infiltrano il miocardio sono causa di insufficienza cardiaca e di disturbi della conduzione con rischio di crisi di tachi-aritmia atriale o ventricolare. Data la frequenza e l'importanza diagnostica e prognostica del coinvolgimento cardiaco, l'ecocardiogramma è un esame particolarmente utile alla diagnosi. Un aspetto tipico è l'aumentata ecogenicità miocardica con caratteristico aspetto granulare. Uno spessore del setto interventricolare pari o superiore a 15 mm è tipico dell'amiloidosi cardiaca. La misurazione della concentrazione sierica di NT-proBNP o di BNP (B-type Natriuretic Peptide) è un marker sensibile di disfunzione miocardia che può essere utile anche per monitorare i risultati delle cure. La diagnosi di laboratorio richiede la dimostrazione della componente monoclonale, la dimostrazione a livello midollare del clone plasmacellulare amiloidogeno, nonché la dimostrazione istologica di depositi di amiloide nei tessuti.
Lo scopo della terapia è ridurre o arrestare nel più breve tempo il deposito di catene leggere amiloidogene negli organi vitali e possibilmente ristabilirne le funzioni. Si sa infatti che i depositi di amiloide possono essere almeno in parte riassorbiti, consentendo un miglioramento della funzione degli organi colpiti. Quindi la terapia deve essere mirata alla soppressione del clone plasmacellulare midollare produttore delle catene leggere anomale. Bisogna ricordare, infatti, che alla base della malattia vi è sempre un clone di plasmacellule, che rimane molto pericoloso anche se appare di piccola entità. La rapidità della risposta alle cure è un fattore essenziale nell'amiloidosi AL. L'efficacia della terapia nel sopprimere la sintesi della catena leggera amiloidogena può essere valutata mediante misurazioni seriate delle catene leggere libere nel siero mediante immunofissazione. In analogia con il trattamento del mieloma multiplo, il Melphalan ad alte dosi seguito dal trapianto autologo di cellule staminali periferiche è considerato il trattamento più efficace per il paziente con amiloidosi AL di età inferiore a 65 anni. Ma a differenza del mieloma, sia la procedura di raccolta di cellule staminali sia le alte dosi di Melphalan comportano un significativo rischio di complicanze. Il rischio è maggiore in presenza di insufficienza cardiaca o renale, o di interessamento amiloidotico multi-organo. Quindi un'accurata selezione dei pazienti da avviare all'autotrapianto è cruciale per il successo delle cure. I pazienti con normali livelli sierici di troponina e di NT-proBNP sono candidati all'autotrapianto come trattamento front-line ed eventualmente ad un secondo autotrapianto se la risposta al primo è insufficiente. Nei pazienti non eleggibili per l'autotrapianto un'opzione terapeutica efficace (tutta per via orale), è la combinazione Melphalan + Desametasone(MEL-DEX) in cicli di 4 giorni ripetuti ogni 4 settimane. Tuttavia, dato che un trattamento prolungato con Melphalan riduce sostanzialmente la possibilità di raccogliere successivamente cellule staminali, nei casi in cui la controindicazione all'autotrapianto potrebbe essere transitoria, si può optare per la sola mobilizzazione e crioconservazione di cellule staminali prima di iniziare i cicli di MEL-DEX, oppure per un trattamento iniziale con solo Desametasone riservandosi di riconsiderare in seguito l'esistenza delle condizioni permettenti per la mobilizzazione ed il trapianto autologo. La Talidomide, in analogia con il mieloma, può essere un trattamento utile per sopprimere il clone amiloidogeno. La combinazione Talidomide + Desametasone ha mostrato efficacia nei pazienti con amiloidosi primaria. Tuttavia, stante la particolare fragilità dei soggetti con amiloidosi, la talidomide somministrata alle dosi di 200-400 mg/die appare poco tollerata da questi pazienti di cui oltre il 50% denuncia importanti effetti tossici del farmaco, tra cui bradicardia sintomatica, stipsi, astenia. Quindi la combinazione Talidomide + Desametasone sembrerebbe meglio adatta alla terapia di seconda linea. L'analogo della talidomide Revimid e l'inibitore del proteasome Velcade rappresentano ulteriori opzioni di terapia la cui sperimentazione nei pazienti con amiloidosi è in corso. Puoi ottenere altre informazioni su questa patologia
e sul modo migliore per curarla dagli autori di questo articolo e dagli
altri specialisti della Clinica Ematologica di Pavia ritrovabili sotto
la voce Staff medico del sito.
Prof. Mario Lazzarino mlazzarino@smatteo.pv.it
Dott. Patrizia Zappasodi p.zappasodi@smatteo.pv.it
Ultimo aggiornamento: marzo 2005 |
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